1.1 Introduzione all’interpretazione

L’obiettivo del seguente articolo è quello di valutare la qualità della resa delle interpretazioni intrasemiotiche (da inglese a italiano e da inglese a francese) e intersemiotiche (da italiano a LIS e da francese a LSFB) sulla base della tassonomia IRA.

L’interpretazione può essere definita come un servizio che si esplica attraverso un atto di comunicazione e acquisisce la forma di un’attività interlinguistica e interculturale di produzione testuale[1]. Le competenze linguistiche e culturali che essa richiede rendono efficace la comunicazione tra interlocutori che non condividono lo stesso codice linguistico.

Le due modalità principali di quest’attività sono l’interpretazione simultanea e l’interpretazione consecutiva. Nel primo caso, l’interprete traduce in contemporanea da una lingua all’altra in una cabina insonorizzata dotata di microfoni. Nel secondo caso, l’interprete prende appunti durante il discorso dell’oratore e, a conclusione dello stesso, traduce rileggendoli. Tendenzialmente queste due forme di interpretazione si effettuano tra due lingue vocali.

1.2 Peculiarità delle Lingue dei Segni (LS) e delle lingue parlate

Per tanto tempo, le lingue dei segni (LS) non sono state ritenute lingue naturali e autonome. Oggi, grazie a numerose ricerche linguistiche, è stato dimostrato come le LS sono delle lingue a tutte gli effetti in quanto questi sistemi di simboli relativamente arbitrari[2] sono dotati di una propria grammatica e sintassi. A distinguerle dalle lingue vocali è principalmente il canale comunicativo, che è visivo-gestuale nelle LS e uditivo-vocale nelle lingue parlate.

Sulla base di regole prestabilite, le lingue vocali e le LS combinano rispettivamente morfemi e cheremi (segni), producendo un vasto numero di significati. Entrambe sono legate al contesto di enunciazione e permettono di produrre forme testuali. Tuttavia, le LS, per la loro natura, sono strutturate a livello spaziale, il che permette di modificare la forma citazionale di nomi o verbi. Altra differenza è la presenza nelle LS di più apparati articolatori. Infatti, grazie alla coarticolazione, le mani possono eseguire contemporaneamente segni diversi o le componenti non manuali (espressioni facciali, posizioni del busto ecc.) e possono sovrapporsi a quelle manuali (configurazione, luogo, orientamento e movimento) veicolando significati complessi[3]. Nelle lingue vocali, invece, l’apparato fono-articolatorio non consente di produrre due parole contemporaneamente, nonostante la comunicazione sia parzialmente multimodale grazie all’intonazione, al ritmo e alla gestualità.

Le LS si differenziano dalle lingue orali, infine, per la sintassi. Ad esempio, l’italiano e il francese seguono l’ordine Soggetto-Verbo-Oggetto (SVO), invece la Lingua dei Segni Italiana (LIS) e la Langue des Signes de Belgique Francophone (LSFB) collocano il verbo alla fine della frase (SOV oppure OSV). Nelle due LS qui prese in esame, a differenza delle lingue vocali, la negazione è posizionata dopo il verbo. L’intonazione usata nelle lingue vocali viene resa nelle LS tramite le componenti non manuali: nelle frasi interrogative, le sopracciglia appaiono corrucciate e il corpo è spostato in avanti; nel periodo ipotetico, la subordinata si segna come una frase interrogativa mentre la reggente si esegue in modo affermativo.

1.3 Valutazione della qualità con la tassonomia IRA

L’esperimento condotto consiste in un’analisi comparativa di un discorso pronunciato al Parlamento Europeo, interpretato dagli interpreti del Parlamento stesso nelle lingue ufficiali e in seguito interpretato dall’italiano in LIS e dal francese nella LSFB.

Durante l’analisi abbiamo prima valutato la resa delle interpretazioni intrasemiotiche (da inglese a italiano e da inglese a francese). Poi abbiamo analizzato le interpretazioni intersemiotiche (da italiano a LIS e da francese a LSFB). I testi sono stati analizzati sulla base della tassonomia IRA[4], che permette di valutare la resa delle unità concettuali (frase principale o subordinata) in essi contenuti. Si sottolinea che i testi di partenza utilizzati nell’interpretazione intrasemiotica erano in lingua originale (inglese). Mentre, in quella intersemiotica, i testi erano rispettivamente in francese e italiano (trascrizioni delle rese dall’inglese al francese e all’italiano). 

Metodologicamente, le trascrizioni ortografiche dei testi orali sono state suddivise in unità concettuali. Per ognuna è stata stabilita la resa/non resa e la variazione (o meno) semantica/non semantica subita: omissione, travisamento, alterazione, errore grammaticale/lessicale.

Per unità resa si è inteso che il messaggio viene trasmesso fedelmente (traduzione letterale) o viene alterato minimamente senza comprometterne il senso (alterazioni). Nelle unità non rese, invece, il messaggio viene omesso o travisato a causa di un errore lessicale o grammaticale.
Nel caso delle interpretazioni in LS si è proceduto alla trascrizione della loro messa in voce e si sono mantenute le stesse categorie.

I risultati ottenuti dall’esperimento hanno fatto emergere interessanti spunti di riflessione.

Nella LSFB, la percentuale di traduzioni letterali risulta maggiore rispetto alla lingua vocale (francese). Questo perché l’interpretazione intersemiotica dal francese alla LSFB risulta più aderente al testo di partenza francese rispetto all’interpretazione intrasemiotica verso il francese effettuata dal testo di partenza inglese.

Nell’interpretazione intrasemiotica invece, gli interpreti sono stati costretti a omettere (soprattutto in francese) e comprimere (in italiano) degli elementi, data la maggior verbosità dell’italiano e del francese rispetto all’inglese.

Tab.1: modello IRA per l’analisi dell’interpretazione intrasemiotica (inglese- francese)

Tab.2: modello IRA per l’analisi dell’interpretazione intersemiotica (francese-LSFB)

 Quanto alle unità non rese, nell’interpretazione intersemiotica la percentuale è attribuibile alla velocità del testo di partenza, fattore che ha compromesso la comprensione e spiegazione adeguata di alcune unità o ha causato l’omissione dell’unità successiva a quella resa.
Ad esempio, l’interprete LIS introduce i punti segnando “nuovo argomento” e questo lo costringe a comprimere l’unità successiva. Inoltre, entrambi gli interpreti hanno adottato sin dall’inizio la British Sign Language per gli anglicismi, termini che invece andrebbero segnati in dattilologia LIS o LSFB la prima volta che compaiono.

In altre occasioni la maggiore verbosità dell’italiano e del francese ha agevolato le LS perché ha permesso di disambiguare con le alterazioni alcune unità concettuali grazie alle informazioni supplementari fornite.

Tab.3: modello IRA per l’analisi dell’interpretazione intrasemiotica (inglese-italiano)

Tab.4: modello IRA per l’analisi dell’interpretazione intersemiotica (italiano- LIS)

Infine, è stata riscontrata una maggior semplificazione del testo soprattutto dall’inglese al francese. Di conseguenza, la LSFB risulta più scorrevole (anche della LIS) e sfoltita dalle numerose subordinate. Tuttavia, nell’eliminazione degli incisi e frasi secondarie hanno contribuito anche le componenti non manuali.
In conclusione, dai dati ottenuti sulla base del numero delle unità rese/non rese, la qualità della resa nelle due LS risulta superiore rispetto a quella registrata nelle due lingue vocali. Emerge inoltre come risulti più “semplice” interpretare un discorso a partire non dall’oratore ma dalla resa di un altro interprete (se competente) in quanto, grazie alla semplificazione operata nella prima interpretazione (inglese-francese/italiano), il lavoro degli interpreti LS risulta più “semplificato” rispetto alle difficoltà che hanno dovuto affrontare i primi interpreti. Quindi, questa maggiore aderenza dell’interprete LS al testo di partenza rispetto a quella dell’interprete in lingua vocale è dovuta alle operazioni di semplificazione effettuate nel passaggio da inglese a francese/italiano.

[1]VIERZI M. (1996), Aspetti della qualità in interpretazione, Scuola Superiore di lingue moderne per interpreti e traduttori, Trieste, p. 40.

[2]VOLTERRA V. (2004), La Lingua Dei Segni Italiana – La comunicazione visivo-gestuale dei sordi, Il Mulino, Bologna.

[3]Per maggiori approfondimenti, si veda https://core.ac.uk/download/pdf/53302844.pdf, ultimo accesso (07/06/2019).

[4] EUGENI C. (2017) “La sottotitolazione linguistica automatica: Valutare la qualità con IRA”, CoMe, II (1), pp. 102-113.

Qualità della resa: interpretazione intersemiotica e intrasemiotica a confronto – di Eugenia Di Giovanni

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